Stategia di Cloud Transformation e Software Intelligence

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L’attuale modello di pricing pay-as-you-go offerto dai fornitori di servizi in cloud come MS Azure, AWS o Google Cloud è una forte attrazione per molte organizzazioni che sperano così di ridurre i costi operativi, disporre di infrastrutture più efficienti e poterle scalare in modo più elastico in base alle esigenze di business. Le offerte sono molto allettanti e consentono di quantificare il risparmio ottenuto nel corso del tempo annullando le spese in conto capitale e sostituendole con servizi a consumo.

Queste simulazioni però non tengono conto dell’effort necessario per adeguare il parco software applicativo e infrastrutturale per poter essere eseguito in modo efficiente sul cloud.

Chi può permetterselo, molto spesso, decide di riscrivere completamente le proprie applicazioni, riprogettandole secondo i criteri e sfruttando nativamente le funzionalità offerte dai servizi cloud. Sulla carta, questa può essere presentata come una magnifica occasione per svecchiare il proprio parco software e adeguarlo alle tecnologie più recenti. Bisogna tener conto però anche del tempo e delle risorse necessarie per rifare tutto daccapo: molto spesso l’infrastruttura software su cui si basa il business di un’azienda è il frutto di decine di anni di lavoro ed affinamenti continui. Ecco perché molti progetti di migrazione, partiti con i migliori auspici, naufragano e diventano un vero incubo per le società che li hanno intrapresi: continui ritardi e mancati rispetti delle deadline, continui blocchi e problemi di performance sulla nuova infrastruttura, fraintendimenti sul funzionamento di alcune componenti legacy che portano a bug funzionali sulla nuova implementazione, sono all’ordine del giorno.

D’altronde altrettanti rischi si pongono se si decide di mantenere le stesse applicazioni e semplicemente di spostarle con un lift-and-shift sulle VM in cloud. Le applicazioni, infatti, quasi sempre contengono dei “blockers” nascosti nel proprio codice sorgente che ne impediscono il funzionamento sull’infrastruttura cloud, se non vengono risolti. Applicazioni diverse, poi, possono portare a problemi diversi e vanno quindi gestite con approcci differenti.

Ecco perché, prima di partire con un progetto di modernizzazione e di migrazione su cloud del proprio parco applicativo, è fondamentale definire una precisa strategia di Cloud Transformation basandosi sugli strumenti di Software Intelligence offerti da CAST.

Con CAST Highlight, in particolare, è possibile valutare la Cloud Readiness di centinaia di applicazioni in pochi giorni, basandosi su dati oggettivi che derivano dalla scansione del codice sorgente delle applicazioni.

Le organizzazioni possono segmentare rapidamente e dare priorità alle applicazioni utilizzando il Cloud Ready Index** in base a pattern specifici trovati automaticamente nel codice sorgente dell'applicazione che potrebbero impedire (Blocker) o accelerare (Booster) la migrazione al cloud:

Blocker e booster

Il valore del Cloud Ready Index (una metrica calcolata da CAST Highlight su una scala da 0 a 100 che misura quanto è pronta un'applicazione per la migrazione al PaaS) può essere incrociato con l’impatto tecnico e sul business che hanno le diverse applicazioni. In questo modo è possibile assegnare una priorità e definire una diversa roadmap di migrazione alle applicazioni candidate al cloud:Roadmap di migrazione

Cloud Migration roadmaps

Quello che si ottiene è una completa segmentazione del parco applicativo tra applicazioni che possono semplicemente essere spostate sulla nuova infrastruttura, applicazioni che richiedono un piccolo refactoring, applicazioni che richiedono interventi di tipo architetturale, applicazioni che vanno re-implementate completamente o, infine, applicazioni che si possono dismettere perché il costo del loro adeguamento è maggiore del loro valore di business.

Per procedere, poi, alla modernizzazione e al refactoring delle applicazioni in modo più veloce e sicuro, ci si può avvalere di uno strumento come CAST Imaging.

CAST Imaging rileva automaticamente l’architettura del software, effettuando un reverse engineering a partire dal codice sorgente dell’applicazione: rileva automaticamente tutte le entità nel codice e nei dati, tutti i framework e le loro interdipendenze su tutti i layer tecnologici. Grazie a questo è possibile vedere all’interno della struttura dell’applicazione, come si fa con gli esami di risonanza magnetica all’interno del corpo umano.

CAST Imaging può essere un aiuto fondamentale:

  • Per gli sviluppatori, che devono effettuare le modifiche richieste, magari senza conoscere o aver mai visto l’applicazione.
  • Per gli architetti che devono valutare come intervenire sull’architettura esistente, sostituendone delle componenti o adeguandola per supportare nuove funzionalità.
  • Per gli application owners che possono tenere sempre una documentazione tecnica interattiva automaticamente aggiornata e consultabile da browser.

    end to end system architecture